Achille, l’amicizia nata da una discussione

Non ho il rimpianto di non avergli detto che è stato un vero, grande amico. Achille Salvatori se n’è andato troppo presto, all’inizio del 2026, e la cosa che mi rimane dentro è stata l’ultima telefonata che ci siamo fatti per gli auguri di Natale. Da anni facevamo una sorta di gara per telefonarci a ridosso delle feste “comandate”: Natale, Pasqua e Ferragosto. Non era importante chi chiamasse tra di noi, l’importante era comunque avere l’occasione per scambiare quelle battute che accompagnavano anche le altre telefonate durante l’anno … un po’ per chiedere notizie delle rispettive famiglie, un po’ per parlare di lavoro, ma soprattutto per agganciare al discorso qualche aneddoto della vecchia politica, che in qualche modo tutti e due avevamo vissuto.

La nostra amicizia, forte, era nata da una discussione lavorativa nella quale ci eravamo conosciuti, ma dopo quella discussione era scattata una sorta di scintilla di reciproca stima e affetto, riconoscendo nell’altro onestà, trasparenza e buona fede. Questa amicizia si abbinava bene anche con i rispettivi ruoli lavorativi: lui stimato commercialista di Guidonia, io dirigente del fisco, e questo ci consentiva di utilizzare le reciproche esperienze per semplificare da una parte il lavoro dei professionisti e dall’altro di capire come meglio operare per migliorare il rapporto con i contribuenti, mio vecchio pallino di sempre. E molte di queste chiacchierate erano ospitate nel suo studio nel fabbricato di Guidonia che ospita anche la torrefazione del caffè Biondi.

Tutto ciò, come dicevo prima, è finito all’inizio del 2026, anche se avevo capito da qualche settimana che c’erano problemi di salute seri. Mi resta molto di questa amicizia, a partire dal ricordo di quel sorriso gentile sotto i baffi, segno evidente di schiettezza, anche se lo vorrei ancora nel suo studio e incontrarlo per parlare di ieri, di oggi e di domani, con quella visione del futuro che gli apparteneva.

angelococo
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